01/20/2016

Sporchi di Stampa

Lavorare con le lettere è un privilegio: si gioca con il significato, il tono, il taglio.

La progettazione tipografica, intesa come approccio visuale alla parola, aggiunge tutto il potere del linguaggio visivo con il quale si possono suggerire altri livelli di senso.

Per l’attività di stampa, le migliori tecnologie ancora oggi esistenti, risalgono a più di cinquant’anni fa: la relazione tra l’artigianalità e nuovi strumenti tecnologici avviene nel processo di progettazione più che in quello di produzione.

L’introduzione del digitale ha portato un notevole abbattimento dei costi e una riduzione dei tempi di lavorazione, manca però la cura artigianale che rende in qualche modo, il prodotto unico con il suo “calore” e le sue imperfezioni: i così detti sporchi di stampa. Quei meravigliosi ink spots lasciati da una venatura troppo profonda nel carattere, dall’inchiostro che non si uniforma, nemmeno sotto pressione.

Il difetto di stampa è il racconto di pomeriggi passati ad ascoltare il rullo che si inchiostra e il fruscìo della carta, è la gioia di lavorare con la lettera utensile che ritorna alle sue caratteristiche di oggetto fisico che occupa uno spazio: si può ruotare, sovrapporre, inchiostrare.

Con queste idee in stato molto più embrionale, inizio a collaborare con Sharazad alla creazione di una Startup artigiana: un connubio tra dimestichezza digitale, innovatori e stampatori.

Il primo grande ostacolo è riuscire ad uscire dal computer.

Ritrovare la capacità di dedicare il tempo necessario ad eseguire un lavoro manuale.

Aver maturato l’esperienza di qualsiasi neomamma, con relativi meltdown in lacrime quando, sul far della sera, ti ritrovi ancora in pigiama e pensi che non riuscirai mai più a farti una doccia da dieci interi minuti in tutta la vita, mi dà un certo vantaggio. In tipografia tatto e olfatto si risvegliano, ma il motore dei pensieri batte in testa. Passare dalla produzione di sette elaborati grafici in una mattina alla stampa di un poster in una giornata è un bel salto nella tana del Bianconiglio.

È buffo come ci siamo abituati a dire “non ho tempo” quando il tempo è l’unica cosa che si possiede. Così impegnati a occuparlo per soddisfare richieste continue, non ci si accorge di quanto siamo in grado di fare quando si dedica attenzione e cura ad un’attività. Il gesto cambia il lavoro, l’intenzione viene tradotta immediatamente nel movimento, il respiro scandisce ogni lettera. Una composizione frettolosa darà un risultato impreciso di fronte al quale possiamo decidere di ricominciare il lavoro da capo o accontentarci di un risultato mediocre e tornare a casa senza quel meraviglioso senso di appagamento che un’attività svolta al meglio delle nostre capacità ci regala. In entrambi i casi una vera perdita di tempo.

 La fretta mi fa perdere tempo.

Come quella volta che, pensando di essere in ritardo, misi a Greta il pannolino di corsa. Ti lascio immaginare la fine del racconto…

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