04/21/2017

Long live Letterpress

L’oscura e veritierta storia di un dittongo riflesso.

“Print is Daed” il manifesto selezionato per la partecipazione di Lino’s & Co all’interno di New Craft alla XXI Triennale di Milano.

Bastoni nero stretto, a grandi caratteri, all’occhio attento del globe trotter non sfugge un’anomalia, un errore o forse un piccolo gioco percettivo: Lino’s & Co style.

Un manifesto pensato, composto e stampato in un un pomeriggio mentre la mia nanetta scopriva l’acquerello con Sabina. Sfido qualsiasi laptop ad ottenere un artwork tangibile nello stesso tempo.
Un pomeriggio, mille idee in testa e due mani che fremono. Percorro l’autostrada in direzione Verona cercando di raccogliere tutti i motivi che mi spingono a guidare un’ora verso la città, verso una stanza con luci artificiali dove dovrò indossare un grembiule per non sporcarmi di olio meccanico. Coltrane mi accompagna. Sorrido.

Superato il mito della tecnica contro la scienza, dico tra me e me, siamo passati al mito tecnologico; ora superato anche quello possiamo finalmente riappropriarci del linguaggio.

Nel nostro mondo super wired s’insinua una certa controtendenza alla tecnologia: una nostalgia verso l’era del meccanico.

Proprio dal cuore delll’élite tecnologica, dove il feticismo nerd si fonde al design radicale nasce l’estetica dell’hipster: il retro-maniaco. In campo grafico siamo incredibilmente fortunati perchè questo è il momento dell’espressione semiotica, ma in realtà è proprio grazie alla tecnologia che stiamo vivendo questo momento. La rivoluzione digitale che, attraverso i font, ha portato la tipografia in ogni computer e i computer sulle scrivanie di ogni casa, ha permesso il diffondersi di una coscienza estetica della lettera che prima degli anni ottanta non esisteva. Chi non conosce oggi la polemica verso IKEA, che prese piede qualche anno fa sui social, a causa del restyle tipografico nei cataloghi di vendita: il criticassimo cambio da Futura a Verdana. Non molto tempo fa una conversazione del genere sarebbe stata impensabile al di fuori di un discorso accademico.

Ci troviamo in un contesto che ha aperto il dialogo sull’estetica della lettera

e la stampa, così come altre arti, è necessaria per dare la terza dimensione al linguaggio: quella particolare sintesi per cui una scritta rivela allo stesso tempo una parola, un’immagine e una cosa tangibile.
Sommacampagna scorre nel finestrino, il cielo comincia ad aprirsi. Resolution, A love Supreme.

Siamo costantemente bombardati da messaggi “superficiali” e veloci: tonnellate di publicità patinata che viene progettata e stampata nel tempo di una pausa pranzo e poi non viene mai letta. Quick lunch, 120battute, fast track, 24/7, priority boarding, lavaggio rapido, corso di lettura veloce.

Per fare due colori in letterpress serve una notte di asciugatura.

Uno studio scientifico sulla percezione ha dimortsato che per rsiucire a ricnosceroe una parloa è suifiecfnte che la pirma e l’utmila lerttea sniao nllea pozisnioe gustia; la piozsoine dllee arlte lertete non cnota, vnegono trtattae alla rfunsia dal crveello.

I miei pomeriggi spesi a incastrare vecchi legni rovinandomi la manicure, la cartiera di Toscolano che riprende a produrre carta fatta a mano e le barbe al temperino dei co-worker di Lino’s & Co raccontano la stessa storia:

c’è un bisogno disperato di cose che siano piacevoli anche al tatto

e che diano il senso dello spazio e della durata e del tempo impiegato a crearle.
La solita breve coda a Verona Sud. Sax solo.

Si parla spesso di morte della stampa

ma chiaramente si tratta di morte della stampa inutile, non della stampa d’arte o del processo artigianale che la sottende. Il discorso sulla stampa, data per spacciata dopo l’avvento dei social media che hanno regalato una nuova forma e nuovi supporti alla circolazione delle notizie e del sapere, oggi si rianima in una sorta di

ricerca postmortem nell’effimero paesaggio estetico

in cui carta e inchiostro riacquistano il ruolo di strumenti d’arte. Ma è sempre lo sguardo del lettore il vero protagonista, qualcuno legge ciò che ha sentito al telegiornale seguendo la linea melodica in quattro tempi canonici, su locandine patinate. Qualcun scandisce le sillabe, si ferma, si lascia sorprendere da un dubbio, controtempo.

Penso queste cose in forma ancor più caotica. Ringrazio il ragazzo al casello, lui sembra apprezzare Coltrane. Drumroll. Sorrido.

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